Aminata – 9 marzo 2017

Aminata: “Era stanco, tanto stanco, era andato e tornato da Foggia a piedi per manifestare contro lo sgombero, è per questo che non è riuscito a svegliarsi. 

foto Ginevra Sammartino

Aminata: “Era stanco, tanto stanco, era andato e tornato da Foggia a piedi per manifestare contro lo sgombero, è per questo che non è riuscito a svegliarsi. Aveva cenato da me al ritorno da Foggia, era esausto, ha cenato, è andato a dormire e non si è svegliato. Il sonno era troppo profondo.”

Nel marzo del 2016 la Direzione Distrettuale Antimafia aveva posto il Gran Ghetto sotto sequestro con facoltà d’uso per i braccianti che lo abitavano. Dal 1 marzo 2017, con l’avvio dello sgombero viene revocata ufficialmente la facoltà d’uso e il Ghetto è sottoposto automaticamente alla responsabilità e alla tutela dello Stato.
Giovedì 2 marzo alcune centinaia di persone hanno manifestato davanti alla Prefettura di Foggia, ribadendo di non voler lasciare il ghetto e chiedendo di parlare con il Prefetto per concordare una soluzione condivisa. Quella stessa notte un incendio brucia moltissime baracche e, per la prima volta dopo numerosi roghi passati, provoca due morti: Mamadou Konate e Nouhou Doumbia.
Michele Emiliano, ex magistrato antimafia, ad oggi Presidente della Regione Puglia e da qualche settimana candidato alla Segreteria del PD, all’indomani dell’incendio dichiara: “La tragica morte dei due cittadini maliani […] lascia un profondo sconforto perché se avessero accettato, come tanti hanno fatto, l’alternativa abitativa adesso sarebbero ancora vivi”.

Ad altri lascia un profondo sconforto il fatto che se le istituzioni avessero proposto delle valide alternative lavorative e abitative quei due braccianti le avrebbero accettate.

foto Ginevra Sammartino

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