Boubacar – 12 marzo 2017

Boubacar: “Non ci portano più l’acqua, forse pensano che così ce ne andiamo via anche noi, ma noi possiamo lavorare solo da qui”.

foto Ginevra Sammartino

Boubacar: “Non ci portano più l’acqua, forse pensano che così ce ne andiamo via anche noi, ma noi possiamo lavorare solo da qui”.

Qualche giorno prima di sgomberare il ghetto la Regione Puglia ha smesso di ricaricare le cisterne di acqua potabile che da anni venivano riempite ogni giorno al Gran Ghetto di Rignano Garganico.
Il Ghetto era da un anno sotto sequestro con facoltà d’uso per i braccianti che vi abitavano. Paradossalmente le istituzioni hanno deciso di smettere di fornire acqua potabile proprio quando, revocata la facoltà d’uso, sono rientrate in pieno possesso dell’area e ne sono quindi diventate direttamente responsabili a livello civile e penale.
Lo sgombero e la demolizione del Ghetto ha risparmiato i casolari, dove decine e decine di persone sono quindi rimaste a vivere anche perché è solo da lì che possono continuare ad arrivare ai campi dove lavorano. Queste persone sono rimaste senza accesso all’acqua potabile, e dunque costrette a fare chilometri per raggiungere la fontana più vicina, comprare quella imbottigliata che qualcuno di loro riesce a portare da Foggia, oppure bere quella non potabile ricavata dai tubi di irrigazione con gravi rischi per la loro salute.

[I nomi sono frutto di fantasia, i fatti no.]

foto Ginevra Sammartino

 

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