U di Unione. 3’45” di Radio Ghetto

ABBECEGHETTO. DALLA “A” DI AMORE ALLA “U” DI UNIONE, SCHEGGE SONORE DAL GRAN GHETTO DI RIGNANO GARGANICO.

Tra i braccianti che lavorano alla raccolta del pomodoro c’è molta competizione. Il lavoro a cottimo mette tutti nello stato d’animo di sfida continua perché più cassoni di pomodoro riesci a riempire più soldi porti a casa. Ma a volte qualcuno riesce a cambiare le cose. La storia raccontata in questo estratto ci dice che anche sui campi la solidarietà tra lavoratori è possibile.

«Vorrei raccontarvi un fatto che mi è successo ieri, che mi ha molto toccato. Ieri a lavoro verso le unidici e mezza, c’è un caponero che mi ha chiesto di venire a lavorare con lui, e insieme a me c’era un altro ragazzo con cui dormo. Quando siamo arrivati a lavoro questo ragazzo non aveva il coltello. Sui campi su cui siamo andati a lavorare la sabbia era bagnata, per cui era difficile strappare la pianta e scuoterla e farla cadere dentro i cassoni. Quando tu provavi a strappare la pianta dalla terra veniva su con la sabbia, e tanta terra, per cui quando tu provavi a scuoterla dentro il cassone insieme ai pomodori cadeva anche la sabbia. E sappiamo tutti che quando tu provi a riempire un cassone insieme alla sabbia, i capi italiani si arrabbiano a bestia, veramente feroci. C’era un capo di colore chiaro che girava intorno a noi per vedere il lavoro che stavamo facendo. Però c’erano insieme a noi altri lavoratori che si chiamano “i vecchi” perché sono qui da due o tre anni, e loro andavano velocissimo. Io e quell’altro ragazzo eravamo lenti, però io avevo il coltello, e ho preso il coltello e ho iniziato a tagliare le piante senza strapparle per evitar di prendere insieme alla pianta la sabbia per poter andare veloce. L’altro ragazzo il coltello non ce l’aveva,  e ha messo più tempo a riempire il suo primo cassone. Io ho riempito il mio e ho capito che bisognava lavorare di coltello e poi ho iniziato a riempire il secondo cassone. Ma dopo quando lui ha finito il primo andando a prendere il secondo cassone per fare lo spazio per riempirlo, è venuto verso di me e si è fermato e mi guardava e io gli ho chiesto «Che cosa c’è?» e lui mi ha detto «è difficile lavorare perché gli altri hanno tutti già fatto tre o quattro cassoni e io ancora devo cominciare il secondo, non riesco a lavorare senza coltello. Se lavoriamo insieme? Così il numero di cassoni che facciamo, se facciamo dispari tu ne prendi uno in più di me, e se facciamo numero pari prendiamo uguale»  E noi ci siamo messi insieme per lavorare e invece di fare pochissimi cassoni alla fine ne abbiamo fatto tanti uguale come quelli che sono bravi e fanno tanti cassoni però abbiamo lavorato insieme e siamo riusciti a fare più cassoni. Perché ho preso quest’esempio? Per dire che l’unione è veramente importante. A me ad esempio piacciono le sfide e volevo fare più cassoni, l’altro era lento e si accontentava però era preciso; insieme è un bum!»

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