R di Ruspare. 00:29” di Radio Ghetto

Il telefono di Radio Ghetto mette in collegamento i braccianti con il resto del mondo, grazie a questo strumento chiunque può contattare la radio e rompere l’isolamento nel quale il Gran Ghetto è recluso. In questo frammento Toni Ricciardi, storico delle migrazioni presso l’Università di Ginevra, ribalta il significato dello slogan salviniano “ruspa”.

«Io più che le ruspe nelle baracche, userei le ruspe nei cervelli, per cancellare pregiudizi e stereotipi sbagliati».
«Esatto, lei appunto ha usato il termine – ruspare il cervello delle persone – come ha ben detto un amico nostro manca qua in italia le risorse mentali».

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“C” di Cambiamento. 2’01” di Radio Ghetto

ABBECEGHETTO. DALLA “A” DI AMORE ALLA “U” DI UNIONE, SCHEGGE SONORE DAL GRAN GHETTO DI RIGNANO GARGANICO.

La politica pugliese parlava nel 2015 dell’urgenza di sgomberare il Gran Ghetto e trasferire i braccianti in centri di accoglienza o tendopoli. In questo estratto uno degli abitanti del Ghetto sosteneva già allora che il trasferimento dei braccianti non avrebbe portato a nulla senza un cambiamento di mentalità da parte degli stessi, senza una loro presa di coscienza collettiva rispetto alla propria dignità e ai propri diritti.

“Non basta solamente portare la gente altrove, ma quello che c’è da fare davvero qua al ghetto è cambiare la mentalità delle persone; perché finché una persona non capisce che lui ha una dignità, che lui è una persona, che lui si deve rispettare per farsi rispettare dall’altro che è davanti a lui, anche se li portiamo in un altro posto non cambierà la situazione, perché la mentalità non è cambiata. Il problema non è cambiare qua le condizioni di vita, di lavoro, non è solamente questo; sarò il primo a mettere il petto per andare a fare gli scioperi, però se la gente non capisce perché si fanno gli scioperi, perché si vuole che qua ci saranno i contratti di lavoro, l’anno prossimo ritorneranno nella stessa merda – scusate la parola -.  Ritornernanno qua nelle stesse condizioni, e il posto dove andranno a vivere, che siano le case fatte di legno, o le tende, non prenderanno cura del posto perché non hanno capito il perché delle cose e non hanno cambiato la mentatlià. Quindi il lavoro che c’è da fare, che è lunghissimo e durissimo, è far capire alla gente che io come persona c’ho una dignità, sono una persona per cui mi devo far valorizzare e valorizzare anche il posto dove vivo; anche se sono qui per solamente due o tre mesi, devo valorizzarmi perché questo fa parte della vita e del vivere.”

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B di Bracciante. 1’20” di Radio Ghetto

Abbeceghetto. dalla “a” di amore alla “u” di unione, schegge sonore dal gran ghetto di rignano garganico.

Durante la giornata Radio Ghetto dedica uno spazio delle sue trasmissioni alla rassegna stampa dei giornali nazionali. In questo frammento l’annuncio stupito della morte di una bracciante italiana, Paola Clemente, mentre lavorava all’acinellatura dell’uva nei campi di Andria

Buongiorno a tutti, siamo sempre a Radio Ghetto, alla frequenza 97.0. Parleremo della cronaca scritta ne La Repubblica del sabato 22 agosto del 2015 che parla dei caporali che rubano un miliardo all’anno. In questa inchiesta il problema che si pone è la morte di una bracciante italiana, bisogna precisare italiana, morta nei campi dove si raccolgono i pomodori. Sembra strano. Uno si chiederebbe “ma com’è possibilie che sui campi dove si trovi un’italiana, addirittura morta?” Si pensa che sono solamente gli stranieri, neri o europei che vengono a lavorare nei campi, e quindi è stata fatta una denuncia della FLAI Cgil a proposito di questo caso, e purtroppo questa signora, Paola Clemente, di 49 anni, è morta sui campi

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C di Carabinieri. 00:35” di Radio Ghetto

ABBECEGHETTO. DALLA “A” DI AMORE ALLA “U” DI UNIONE, SCHEGGE SONORE DAL GRAN GHETTO DI RIGNANO GARGANICO.

A notte fonda gli abitanti del gran Ghetto cominciano a mettersi in fila per salire sui furgoni che li porteranno nei campi a lavorare. A cielo aperto, nelle campagne e sulle strade, un sistema parallelo di lavoro nero sfrutta gli uomini e sostiene la raccolta nei campi. Ma le forze dell’ordine non sanno nulla.

«Qua al Ghetto ci sono due strade, o tre al massimo, sulle quali le macchine senza doumenti e conduttori senza patente guidano le macchine per portare la gente a lavoro. E qundi ci poniamo una domanda retorica: ma perché i carabinieri non vengono a chiudere queste due o tre strade per cambiare le cose?»

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U di Unione. 3’45” di Radio Ghetto

ABBECEGHETTO. DALLA “A” DI AMORE ALLA “U” DI UNIONE, SCHEGGE SONORE DAL GRAN GHETTO DI RIGNANO GARGANICO.

Tra i braccianti che lavorano alla raccolta del pomodoro c’è molta competizione. Il lavoro a cottimo mette tutti nello stato d’animo di sfida continua perché più cassoni di pomodoro riesci a riempire più soldi porti a casa. Ma a volte qualcuno riesce a cambiare le cose. La storia raccontata in questo estratto ci dice che anche sui campi la solidarietà tra lavoratori è possibile.

«Vorrei raccontarvi un fatto che mi è successo ieri, che mi ha molto toccato. Ieri a lavoro verso le unidici e mezza, c’è un caponero che mi ha chiesto di venire a lavorare con lui, e insieme a me c’era un altro ragazzo con cui dormo. Quando siamo arrivati a lavoro questo ragazzo non aveva il coltello. Sui campi su cui siamo andati a lavorare la sabbia era bagnata, per cui era difficile strappare la pianta e scuoterla e farla cadere dentro i cassoni. Quando tu provavi a strappare la pianta dalla terra veniva su con la sabbia, e tanta terra, per cui quando tu provavi a scuoterla dentro il cassone insieme ai pomodori cadeva anche la sabbia. E sappiamo tutti che quando tu provi a riempire un cassone insieme alla sabbia, i capi italiani si arrabbiano a bestia, veramente feroci. C’era un capo di colore chiaro che girava intorno a noi per vedere il lavoro che stavamo facendo. Però c’erano insieme a noi altri lavoratori che si chiamano “i vecchi” perché sono qui da due o tre anni, e loro andavano velocissimo. Io e quell’altro ragazzo eravamo lenti, però io avevo il coltello, e ho preso il coltello e ho iniziato a tagliare le piante senza strapparle per evitar di prendere insieme alla pianta la sabbia per poter andare veloce. L’altro ragazzo il coltello non ce l’aveva,  e ha messo più tempo a riempire il suo primo cassone. Io ho riempito il mio e ho capito che bisognava lavorare di coltello e poi ho iniziato a riempire il secondo cassone. Ma dopo quando lui ha finito il primo andando a prendere il secondo cassone per fare lo spazio per riempirlo, è venuto verso di me e si è fermato e mi guardava e io gli ho chiesto «Che cosa c’è?» e lui mi ha detto «è difficile lavorare perché gli altri hanno tutti già fatto tre o quattro cassoni e io ancora devo cominciare il secondo, non riesco a lavorare senza coltello. Se lavoriamo insieme? Così il numero di cassoni che facciamo, se facciamo dispari tu ne prendi uno in più di me, e se facciamo numero pari prendiamo uguale»  E noi ci siamo messi insieme per lavorare e invece di fare pochissimi cassoni alla fine ne abbiamo fatto tanti uguale come quelli che sono bravi e fanno tanti cassoni però abbiamo lavorato insieme e siamo riusciti a fare più cassoni. Perché ho preso quest’esempio? Per dire che l’unione è veramente importante. A me ad esempio piacciono le sfide e volevo fare più cassoni, l’altro era lento e si accontentava però era preciso; insieme è un bum!»

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A di Appello. 3’41” di Radio Ghetto

ABBECEGHETTO. DALLA “A” DI AMORE ALLA “U” DI UNIONE, SCHEGGE SONORE DAL GRAN GHETTO DI RIGNANO GARGANICO.

La radio è un luogo di incontro, dove ascoltare musica, parlare e poter fare appello a un senso di comunità sui temi che questa comunità vive sulla propria pelle. Il documento è il primo pensiero di ogni migrante che mette piede in Europa; da questo dipende gran parte della possiblità di una situazione umana dignitosa, e la “speranza” di una situazione lavorativa riconosciuta.

«Siamo qua al ghetto e dobbiamo trattare questo problema ma senza scordarci il problema che c’è anche nei Centri d’Accoglienza.  Qua siamo trattati male, bisogna avere i documenti perché senza documenti non c’è garanzia per la persona. Si tende a pensare che tanti migranti qui in Italia vogliono i documenti per poi andare casa, o per ricongiungersi con i parenti. Ma i documenti servono per la garanzia della persona; è molto importante quindi organizzarsi, e voglio lanciare un appello a tutti gli abitanti del ghetto: organizzarsi per trovare un momento in cui si parli, si combatta e si parli di queste condizioni di lavoro. Per la dignità della persona»

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New Ghettos, New Radio, New Activists! Chiamata volontari Radio Ghetto 2017

ITA
Radio Ghetto è un progetto di radio partecipata nata e cresciuta con i braccianti del Gran Ghetto di Rignano Garganico. Dopo lo sgombero, per un Gran Ghetto che c’era, tanti piccoli ne sono nati. Dopo cinque anni di attività anche Radio Ghetto cambia casa e forma. Dal 24 Luglio all’8 Settembre la nuova stazione mobile di Radio Ghetto diventerà uno strumento a disposizione degli abitanti dei ghetti di Borgo Mezzanone (FG): Il Ghetto della Pista, il Ghetto Bulgaro, il C.A.R.A., il borgo rurale.

Radio Ghetto continuerà a parlare dello sfruttamento lavorativo subito da chi ogni estate lavora nei campi di pomodoro, ma presterà nuova attenzione alle molte forme di isolamento vissute nelle campagne pugliesi. Non solo notizie radio, ma indagini partecipate, attività per grandi e bambini, e tanta, tanta musica. “Se il ghetto ci isola, la radio ci unisce” sarà un motto quanto mai vero nella stagione a venire.

Radio Ghetto non è alla ricerca di perfetti/e radioamatori/trici o speaker ma di persone curiose di scoprire e confrontarsi con una realtà poco conosciuta o strumentalizzata come quella dei ghetti. Radio Ghetto cerca, in particolare, persone con competenze e voglia di ideare e realizzare nuovi progetti sul territorio. Educatori, mediatori culturali, ricercatori, avvocati di strada, musicisti e dj: se avete voglia di dedicare una settimana delle vostre più o meno precarie vacanze e dare un contributo alla realtà di Radio Ghetto, scrivete a: radioghetto.vocilibere@gmail.com inserendo come oggetto Chiamata volontari 2017″ e raccontandoci brevemente chi siete.

A inizio Luglio ci incontreremo a Borgo Mezzanone e progetteremo insieme le attività della prossima stagione.


ENG
Radio Ghetto is a participatory radio project that was created together with the day labourers living in the Gran Ghetto di Rignano Garganico. The Ghetto, however, was destroyed by police this March, and many smaller ones developed. So Radio Ghetto now changes home and form. From July 24 to September 8, the new mobile station of Radio Ghetto will become a tool for the inhabitants of the many ghettos of Borgo Mezzanone (Foggia): the Ghetto of the “Runway”, the Bulgarian Ghetto, the C.A.R.A. (center for asylum seekers), and the town of Borgo itself, a kind of rural ghetto.

Radio Ghetto will continue to speak about labour exploitation suffered by those who come to work in the tomato fields every summer, but it will also give new attention to all the different forms of isolation in the Apulian countryside. We’ll create not only radio programs, but participatory investigations, activities for adults and children, and lots of music. “If the ghetto is isolating, then the radio unites us” will be an even more accurate motto for the upcoming season.

Radio Ghetto does not seek perfect radio operators or speakers, but people curious to discover and interact with a little-known reality like those of the ghettos. Radio Ghetto seeks, in particular, people with the ability and desire to imagine and bring to life new projects in the territory. Educators, cultural mediators, researchers, lawyers, musicians and Djs: if you want to dedicate a week of your vacations to the work of Radio Ghetto, write us at: radioghetto.vocilibere@gmail.com with subject as Call for volunteers 2017″. Just tell us a little bit about yourself.

At the beginning of July we’ll all meet in Borgo Mezzanone to plan this season’s activities together. Soon we’ll have the exact dates.


FRA
Radio Ghetto est un projet de radio participative qui est née et s’est développée avec les ouvriers du Grand Ghetto de Rignano Garganico. Après l’expulsion, pour un Grand Ghetto qui existait, beaucoup de petits ghettos sont nés. Après cinq années d’activité, Radio Ghetto change aussi de maison et de forme. Du 24 Juillet à 8 Septembre la nouvelle station mobile de Radio Ghetto deviendra un outil à la disposition des habitants des ghettos de Borgo Mezzanone (FG): Le Ghetto de la patinoire, le ghetto bulgare, le C.A.R.A., le village rural.

Radio Ghetto continuera de parler de l’exploitation du travail subi par ceux qui, chaque été, travaillent dans les champs de tomates, mais portera l’attention aux nouvelles formes d’isolement vécues dans les campagnes des Pouilles. La radio ne se penchera pas seulement à donner des informations, mais participera à des enquêtes, à des activités adultes et enfants, et beaucoup de musique. « Si le ghetto nous isole, la radio nous unit » est une devise d’autant plus vraie dans la saison à venir.

Radio Ghetto n’est pas à la recherche de radioamateurs/amatrices parfaits/es ou de speaker, mais de personnes curieuses de découvrir et de faire face à une réalité peu connue ou instrumentalisée comme celle des ghettos. Radio Ghetto cherche, en particulier, des personnes ayant des compétences et le désir de concevoir et de mettre en œuvre de nouveaux projets sur le territoire. Educateurs, médiateurs culturels, chercheurs, avocats de la rue, musiciens et DJ: si vous voulez passer une semaine de vacances plus ou moins précaire et contribuer à la réalité de Radio Ghetto, écrivez à: radioghetto.vocilibere@gmail.com écrivant comme objet “Appel bénévoles 2017” et nous dire brièvement qui vous êtes.

Au début de Juillet, nous nous rencontrerons à Borgo Mezzanone et concevrons ensemble les activités de la saison à venir.

L di Lavoro nero

ABBECEGHETTO. DALLA “A” DI AMORE ALLA “U” DI UNIONE, SCHEGGE SONORE DAL GRAN GHETTO DI RIGNANO GARGANICO.

Durante la raccolta del pomodoro la quasi totalità dei braccianti viene impiegata in nero, senza alcun contratto. Il pagamento è a cottimo: circa 3,50 € per ogni cassone da 300 Kg di pomodori riempito. Questo modello, che viene applicato anche ai tantissimi immigrati regolari, fa risparmiare migliaia e migliaia di euro ai datori di lavoro ed è reso possibile grazie all’assenza di controlli sul campo da parte di forze dell’ordine e ispettorato al lavoro.

«Dall’altra parte c’è il problema del lavoro nero, abbiamo sentito durante il nostro programma che molto di questi lavoratori, il 90 per cento dei lavoratori lavora in nero. Lavorare in nero significa non avere contratti di lavoro, quindi significa non avere il permesso di soggiorno, quindi significa diventare tra virgolette irregolari sul erritorio italiano. 
Ci sono migliaia di persone col permesso di soggiorno qui, vogliono lavorare come tutti i cittadini, vogliono contriubuire bene ma non hanno avuto i contratti. Ci sono tante persone con i documenti, regolari, come me, ho tutti i documenti regolari ma quando sono arrivato qui non ho mai avuto un contratto di lavoro; ho solo avuto un contratto finto che ho rifiutato di firmare».

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“O” di Occidentali

ABBECEGHETTO. DALLA “A” DI AMORE ALLA “U” DI UNIONE, SCHEGGE SONORE DAL GRAN GHETTO DI RIGNANO GARGANICO.

Da luglio a settembre Radio Ghetto accende i suoi microfoni tra le baracche del Gran Ghetto e le sue trasmissioni sono l’occasione per discutere delle condizioni di vita e di impiego nelle campagne, per ascoltare musica e radio-giornali, per condividere pensieri sul proprio percorso migratorio e sulla vita quotidiana in Italia. In occidente.

«Io penso che non bisogna solamente cercare di educare, di cambiare la mentalità degli africani qua, ma bisogna anche educare voi occidentali. In primis togliere nella vostra mente l’idea di superiorità, perché secondo me gli occidentali sono malati di pensare che sono superiori agli altri: questo è il primo punto. Il secondo punto è: educare gli occidentali perché tu Luca oggi se qua, Giulia oggi è qua, è italiana, Jack è americano, Ana è spagnola, Nichol è italiana, però il problema qual è: è che voi che siete qua, che vivete quello che succede qua, quando arrivate in cima sembra che il cervello ha cambiato di posto e non è più nella testa ma si trova sotto i piedi, diventate come quelli che cercano sempre di sfruttare gli altri, vi corrompete da soli. Per cui anche voi quando arriverete in cima, pensate che una volta nella vostra vita siete stati in un posto dove c’erano persone che avevano bisogno e quindi non siate corrotti come quelli che già vivono nel sistema, ma cercate di rompere il sistema, anche se questo vale a lasciare la vita e non so se tutti sono pronti a lasciare la vita per una causa importante e buona però io lo sono. Per cui anche voi che vivete queste condizioni lo sapete che è difficile, quando siete lì in alto non scordatevi che qua ci sono persone che hanno bisogno, pensateci, che veramente è importante perché siete voi stessi che siete qua, e altri che vengono qua a fare turismo a fare le foto ma quando tornano in città rimangono sempre gli stessi anzi aiutano il sistema a andare sempre avanti e quindi anche voi avete bisogno di essere educati, per cambiare le cose quando sarete in cima»

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“U” di ‘volevamo braccia ma vennero Uomini’

ABBECEGHETTO. DALLA “A” DI AMORE ALLA “U” DI UNIONE, SCHEGGE SONORE DAL GRAN GHETTO DI RIGNANO GARGANICO.

Il telefono di Radio Ghetto mette in collegamento i braccianti con il resto del mondo, grazie a questo strumento chiunque può contattare la radio e rompere l’isolamento nel quale il Gran Ghetto è recluso. In questo frammento Toni Ricciardi, storico delle migrazioni presso l’Università di Ginevra, riprende la storica frase di Max Frisch.

«L’accezione di ghetto non è solo vivere in condizioni disumane spinte all’eccesso, il ghetto è una forma mentis, una questione mentale. Mi viene da citare una frase di Max Frisch molto citata quando si parla delle migrazioni italiane in Svizzera che negli anni sessanta disse “volevamo braccia ma vennero uomini” e allora questa è forse la sintesi perfetta per risponderle. Quando si immagina la forza lavoro, le braccia che servono all’economia, alla produzione eccetera, non sono solo braccia. Dietro le braccia ci sono donne, uomini, sentimenti, umanità, difficoltà che andrebbero comprese e se le comprendiamo e le gestiamo vivranno meglio queste persone e probabilmente vivremo meglio anche noi. Perché fin quando nella produzione dei pomodori conservi il “ghetto” stai deprezzando un prodotto, stai sottovalutando economicamente un settore di produzione, è un cane che si morde la coda».
«Noi vogliamo ricordarvi che stiamo in diretta con lo studioso Ton Ricciardi che ci sta spiegando il tema della emigrazione italiana per lavorare sul ghiacciaio del Mattmark».

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